
Sono stato assente ingiustificato da me stesso, figurarsi dal blog.
Ritorno, per il (dis)piacere dei miei due lettori, sparando qualche minchiata ritardataria sul Nobel di Obama.
Quello che i volponi al servizio della Corona svedese (in tutti i sensi) che hanno deciso di assegnare il premio istituito dall'inventore della dinamite al neo presidente americano hanno fatto, puzza tanto di quella psicologia inversa del tipo che si usa con i bambini.
Ti diamo il Nobel per la pace a prima che continui la dissennata politica da rompicoglioni del tuo predecessore,'nzomma.
Come se questo bastasse.
Le Poète est semblable au prince des nuées
Qui hante la tempête et se rit de l'archer
Exilé sur le sol au milieu des huées,
Ses ailes de géant l'empêchent de marcher.
martedì 20 ottobre 2009
Nobel preventivo.
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sabato 4 ottobre 2008
mercoledì 30 aprile 2008
Il Fini giustifica i mezzi.

Oggi Gianfranco Fini si è insediato come nuovo Presidente della Camera ed ha messo le cose subito in chiaro eloggiando il papa e sostenendo che tutto il Male nel Mondo (Tm) si cela sotto le pericolose, velenose, tenebrose, ed anche un po' incazzose spoglie del Relativismo ( e te pareva).
Sembra che alla fine del discorso di insediamento poi, abbia pronunciato le seguenti parole:
"[...] ed ora che sono Presidente della Camera, a noi, camerati!"
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elfo_grigio
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L'otto per mille e Lina Sotis.
E' un po' che non scrivevo sul blog: colpa dell'horror vacui, della pagina bianca dello scrittore e, last but not least, perchè non mi andava di scrivere un cazzo :).
Stamattina però leggo questo e mi chiedo se è il caso di sprecare l'otto per mille in lezioni di bon ton.
Se fossi nella CEI, per dirne una, prima di prendere lezioni da Lina Sotis inizierei coi fondamentali, tipo, che so, rinnovare il guardaroba: troppi capi dai colori funerei, tutti uguali e decisamente demodè e poi, si sa, il lungo non va più.
Via allora, con vestitini sbarazzini color pastello e mini ad altezza pubica.
Questo, ad esempio, potrebbe essere il nuovo stile di Bagnasco, pedditte.
In questa foto invece, il prossimo conclave.
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elfo_grigio
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martedì 29 gennaio 2008
Famiglia cristiana.
Papa Ratzy: "La vita e la famiglia sono valori da difendere sempre."
Eccolo, il perfetto prototipo di famiglia cattolica, cristiana, credente.
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elfo_grigio
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martedì 22 gennaio 2008
Lettera aperta al presidente Napolitano
Sempre sulla questione dlla "Sapienza", riporto questo condivisibilissimo pezzo di Paolo Flores d'Arcais che potete trovare qui:
***
Lettera aperta al presidente Napolitano di Paolo Flores d'Arcais Caro Presidente,
tempo fa, dovendo scriverti per invitarti ad una iniziativa di MicroMega, chiesi tramite il tuo addetto stampa se dovevo continuare ad usare il “tu” della consuetudine precedente la tua elezione, o se era più consono che usassi il “lei”, per rispetto alla carica istituzionale. Poiché, tramite il tuo addetto stampa, mi facesti sapere che preferivi che continuassi a scriverti con il “tu”, è in questo modo che mi rivolgo a te in questa lettera aperta, tanto più che, essendo una lettera critica, mi sembrerebbe ipocrisia inzuccherare la critica con la deferenza del “lei”.
Il mio dissenso, ma si tratta piuttosto di stupore e di amarezza, riguarda la lettera di scuse che in qualità di Presidente, dunque di rappresentante dell’unità della nazione, hai inviato al Sommo Pontefice per l’intolleranza di cui sarebbe stato vittima. E’ verissimo che di tale intolleranza, di una azione che avrebbe addirittura impedito al Papa di parlare nell’aula magna della Sapienza, anzi perfino di muoversi liberamente nella sua città, hanno vociato e scritto tutti i media, spesso con toni parossistici.
Ma è altrettanto vero che di tali azioni non c’è traccia alcuna nei fatti. La modesta verità dei fatti è che il magnifico rettore (senza consultare preventivamente il senato accademico, ma mettendolo di fronte al fatto compiuto, come riconosciuto dallo stesso ex-portavoce della Santa Sede Navarro-Vals in un articolo su Repubblica) ha invitato il Papa come ospite unico in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico (a cui partecipano in nome della Repubblica italiana il ministro dell’università e il sindaco di Roma), e che, avutane notizia dalla agenzia Apcom il professor Marcello Cini (già dallo scorso novembre) e alcune decine di suoi colleghi (più di recente) hanno espresso per lettera al rettore un loro civilissimo dissenso.
Quanto agli studenti, nell’approssimarsi della visita alcuni di loro hanno espresso l’intenzione di manifestare in modo assolutamente pacifico un analogo dissenso, nella forma di ironici happening.
Il rettore Guarini ha comunque rinnovato al Papa l’invito, e tanto il Presidente del Consiglio Romano Prodi quanto il ministro degli Interni Giuliano Amato hanno esplicitamente escluso che si profilasse il benché minimo problema di ordine pubblico (malgrado la campagna allarmistica montata dal quotidiano dei vescovi italiani, “L’Avvenire”, rispetto a cui le dichiarazioni di Prodi e Amato suonavano esplicita smentita). Nulla, insomma, impediva a Joseph Ratzinger di recarsi alla Sapienza e pronunciare nell’aula magna la sua allocuzione.
Di pronunciare, sia detto en passant e per amore di verità, il suo monologo, visto che nessun altro ospite contraddittore o “discussant” era previsto, e un monologo resta a tutt’oggi nella lingua italiana l’opposto di un dialogo, checchè ne abbia mentito l’unanime coro mediatico-politico (che di rifiuto laicista del dialogo continua a parlare), a meno di non ritenere che tale opposizione, presente ancora in tutti i dizionari in uso nelle scuole, sia il frutto avvelenato del già stigmatizzato complotto laicista.
Tutto dunque lasciava prevedere che la giornata si sarebbe svolta così: mentre Benedetto XVI pronunciava il suo monologo nell’aula magna, tra il plauso deferente dei presenti (e in primo luogo del ministro Mussi e del sindaco Veltroni), ad alcune centinaia di metri di distanza alcuni professori di fisica avrebbero tenuto un dibattito sui rapporti tra scienza e fede esprimendo opinioni decisamente diverse da quelle del regnante Pontefice, e ad altrettanta debita distanza qualche centinaio di studenti avrebbe innalzato cartelli di protesta e maschere ironiche. Ironia che può piacere o infastidire, esattamente come le vignette contro il profeta Maometto, ma che costituisce irrinunciabile conquista liberale.
Dove sta, in tutto ciò, l’intolleranza? E addirittura la prevaricazione con cui si sarebbe messo al Papa la mordacchia (secondo l’happening inscenato in aula magna dagli studenti di Comunione e liberazione)?
A me sembra che intolleranza – vera e anzi inaudita – sarebbe stato vietare ad un gruppo di docenti di discutere in termini sgraditi ai dogmi di Santa Romana Chiesa, e ad un gruppo di studenti di manifestare pacificamente le loro opinioni, ancorché in forme satiricamente irridenti. Se anzi di tali divieti si fosse solo fatto accenno da parte di qualche autorità, credo che un numero altissimo di cittadini si sarebbe sentito in dovere di rivolgersi a te quale custode della Costituzione, con toni di angosciata preoccupazione per libertà fondamentali messe così platealmente a repentaglio. Ma, per fortuna (della nostra democrazia), nessun accenno del genere è stato fatto.
Il Sommo Pontefice non era di fronte ad alcun impedimento, dunque. Ha scelto di non partecipare perché evidentemente non tollerava che, pur avendo garanzia di poter pronunciare quale ospite unico il suo monologo in aula magna, nel resto della città universitaria fossero consentite voci di dissenso, anziché risuonare un plauso unanime.
Non è, questa, una mia malevola interpretazione, visto che sono proprio gli ambienti vaticani ad aver riferito che il Papa preferiva rinunciare a recarsi in visita presso una “famiglia divisa” (cioè il mondo accademico e studentesco della Universitas studiorum, la cui quintessenza istituzionale è però proprio il pluralismo delle opinioni). Ma pretendere quale conditio sine qua non per la propria partecipazione un plauso unanime non mi sembra indice di propensione al dialogo bensì, piuttosto, di vocazione totalitaria.
Non vedo dunque per quale ragione tu abbia ritenuto indispensabile, a nome di tutta la nazione di cui rappresenti l’unità, porgere al Papa quelle solenni scuse. Che ovviamente, data la tua autorità, hanno fatto il giro del mondo. Se c’è qualcuno che aveva diritto a delle scuse, semmai, è il gruppo di illustri docenti, tutti nomi di riconosciuta statura internazionale nel mondo scientifico, e che tengono alto il prestigio italiano nel mondo, a contrappeso dell’immagine di “mondezza” e politica corrotta ormai prevalente all’estero per quanto riguarda il nostro paese. Questi studiosi sono stati infatti accusati di fatti mai avvenuti, e insolentiti con tutte le ingiurie possibili (“cretini” è stato il termine più gentile usato dai maestri di tolleranza che si sono scagliati contro il diritto di critica di questi studiosi).
Né si può passare sotto silenzio il contesto in cui il monologo di Benedetto XVI si sarebbe svolto, contesto caratterizzato da due aggressive campagne scatenate dalle sue gerarchie cattoliche. Trascuriamo pure la prima, cioè i rinnovati e sistematici attacchi al cuore della scienza contemporanea, l’evoluzionismo darwiniano (bollato di “scientificità non provata” da un recente volume ratzingeriano uscito in Germania), benché il rifiuto della scienza non sia cosa irrilevante per chi dovrebbe aprire l’anno accademico della più importante università del paese.
Infinitamente più grave mi sembra la seconda, la qualifica di assassine scagliata dal Papa e dalle sue gerarchie, in un crescendo di veemenza e fanatismo, contro le donne che dolorosamente abbiano scelto di abortire. Questo sì dovrebbe risultare intollerabile. Se un gruppo di scienziati accusasse Papa Ratzinger, o solo anche il cardinal Ruini, il cardinal Bertone, il cardinal Bagnasco, di essere degli assassini, altro che lettere di scuse! E perché mai, invece, ciascuno di loro può consentirsi di calunniare come assassina, nel silenzio complice dei media e delle istituzioni, ogni donna che abbia deciso di utilizzare una legge dello Stato confermata da un referendum popolare? Se vogliono rivolgersi alle donne del loro gregge ricordando che l’aborto, anche un giorno dopo il concepimento, è un peccato mortale, e che quindi andranno all’inferno, facciano pure, proprio in base a quel “libera Chiesa in libero Stato” che il Risorgimento liberale e moderato di Cavour ci ha lasciato in eredità. Ma diffamare come assassine cittadine italiane che nessun reato hanno commesso è una enormità che non può essere passata sotto silenzio, e non sono certo il solo ad essermi domandato con amarezza perché, in quanto custode dell’unità della nazione e dunque anche delle sue radici risorgimentali, tu non abbia fatto risuonare la protesta dello Stato repubblicano.
La canea di accuse e di menzogne di questi giorni mi ha portato irresistibilmente alla memoria una piccola esperienza di oltre quarant’anni fa, nel 1966, quando – giovane universitario iscritto al Partito comunista da meno di tre anni – vissi incredulo l’esperienza di un congresso (l’XI, se non ricordo male) di un Partito che si vantava di essere sostanzialmente più libero e democratico degli altri (per questo, del resto, vi ero entrato, come milioni di italiani), in cui Pietro Ingrao, per aver moderatissimamente avanzato l’idea di un “diritto al dissenso” fu investito da una esondazione di critiche e vituperi, compresa l’accusa di essere proprio lui un intollerante!
Con una differenza sostanziale e preoccupante: che allora tale capovolgimento della realtà, versione soft ma non indolore dell’incubo orwelliano, riguardava solo un partito. Oggi investe l’intero paese, la sua intera classe politica, la quasi totalità dei suoi mass-media.
Ecco perché spero che tu voglia prestare attenzione anche all’angosciata preoccupazione di quei segmenti laici (o laicisti, come preferisce la polemica corrente) del paese, non so se maggioritari o minoritari (ma la democrazia liberale, a cui ci hai più volte richiamato, è garanzia di parola e ascolto anche per il dissenso più sparuto, fino al singolo dissidente), che ormai vengono emarginati o addirittura cancellati dalla televisione, cioè dallo strumento dominante dell’informazione, e il cui diritto alla libertà d’opinione viene di conseguenza vanificato, mentre ogni tesi oscurantista può dilagare e spadroneggiare.
Con stima, con speranza, con affetto, credimi,
tuo Paolo Flores d’Arcais.
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giovedì 17 gennaio 2008
La legge del piangina.
Si comporta da perfetta vittima il Ratzy che scuote offeso la polvere dalle sue scarpine di Prada fingendo che non gli sia stato dato modo di esprimersi alla "Sapienza", quando invece egli stesso, con cinico e mirato calcolo, si è sottratto alle (sacrosante) contestazioni che lo aspettavano per incassare la solidarietà dell'intero arco costituzionale, Mussi (Mussi!!!) compreso.
La sua libertà di espressione è stata infatti, talmente “compromessa”che oggi si è svolto il “papa day” (che per l’occasione è stato trasmesso dalla TV di Stato su maxischermi montati a Milano e Verona), a cui erano presenti moltissimi dei soliti leccaculo professionisti nostrani (da Gasparri ad Alemanno, da Rutelli a Franceschini, da Bondi a Calderoli da Casini a Fioroni e Mastella che si è portato dietro da Ceppaloni il suo parco de_voti :D).
Già, proprio MAstella (la “A” è volutamente maiuscola: chi può intendere, intenda) che oggi se ne è uscito così:
"A mio parere la prima cosa che dovrebbe fare il governo di cui ho fatto parte fino a poco tempo fa, e' che il presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri chiedano di essere ricevuti dal Cardinal Bertone per dire 'vi chiediamo scusa per quello che e' successo"
(link)
e che poi si permette di dare degli “imbecilli” ai contestatori della “Sapienza” (ovviamente uno che sta sempre dalla parte della"raggione", può dire ciò che vuole, perchè qualsiasi cosa dica è sempre irreprensibile e tollerante, sopratutto).
Avrete tutti presente quando il bove ceppalonico ha presentato le proprie dimissioni alla Camera: (il testo integrale lo potete trovare qui) ebbene, anche lui come il papa, ha raccolto una “insospettabile” solidarietà bipartisan (questione di affinità elettive, evidentemente :D), il cui culmine si è raggiunto con il solito vergognoso Casini che si è messo a tuonare contro la magistratura tra gli applausi osceni e affrettati dei presenti.
Ora, in genere quando ci si lamenta è perché ci si sente “ingiustamente” vessati o perseguitati, ma in questi casi, quali sarebbero le fonti delle presunta ingiustizia?
Analizziamo i fatti:
- Ratzy avava tutti i diritti di andare a parlare alla "Sapienza" anche in quanto invitato dal Magnifico Rettore;
- i 67 dissidenti (dovevano essere '68 ma uno ha dato forfait all'ultimo istante :D) avevano tutti i diritti di manifestare il proprio dissenso, così come gli studenti.
- Quelli che gridano "alla censura", non si sa di cosa parlino, giacché è stata una libera scelta del papa quella di non partecipare più all'inaugurazione dell'anno accademico.
Sinceramente, se fossi il papa, sarei fortemente preoccupato di avere tra i miei più accesi sostenitori la masnada di tagliagole che governa questo paese, Mastella in primis, che proclamano ad alta voce i “valori” del cattolicesimo ma che nella vita di tutti i giorni ne fanno carta straccia e mi chiederei del perché del mio fallimento come religioso.
Non essendo Ratzy un’idiota, penso che poco gli interessi la sua missione pastorale e che le sue mire siano in realtà ben altre.
Acquistare consenso in ogni modo, questo è l’importante, non importa se siete dalla parte del torto.
Come direbbe Moggi lamentatevi, lamentatevi, lamentatevi. Vi seguiranno in molti.
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elfo_grigio
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martedì 13 novembre 2007
Nudi alla meta

Penso che l'unica differenza tra certa patetica feccia che possiamo incontrare in giro, specialmente nel we, drogata e che picchia e spacca tutto quello che capita a tiro, stia tutta nella Aut.Min.Conc.
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venerdì 9 novembre 2007
Un sentito grazie a...
Abolizione dei privilegi fiscali della chiesa cattolica: 240 contrari, 48 astenuti e 12 favorevoli:
Barbieri Roberto (Misto-Costituente Socialista)
Buccico Emilio Nicola (An)
Bulgarelli Mauro (Iv-Verdi-Com.)
Colombo Furio (Ulivo)
Del Pennino Antonio (D.C. per le Autonomie-Partito Repubblicano Italiano-Movimento per l'Autonomia)
Malan Lucio (Forza Italia)
Montalbano Accursio (Misto-Costituente Socialista)
Negri Magda (Gruppo per le Autonomie)
Paravia Antonio (An)
Rossi Fernando (Misto-Mpc)
Saro Giuseppe (D.C. per le Autonomie-Partito Repubblicano Italiano-Movimento per l'Autonomia)
Turigliatto Franco (Misto-Sc)
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mercoledì 31 ottobre 2007
Halloween

Buon Halloween a tutti, in particolar modo alle mie streghelle preferite ;)
(nella foto sopra, festeggiamenti ad Abu Ghraib)
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elfo_grigio
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21:08
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lunedì 29 ottobre 2007
Oramai decide tutto lui.

Il Papa sull'aborto "anche i farmacisti hanno diritto all'obiezione di coscienza"
L'unica cosa che non capisco è perchè Repubblica (come potete constatare) si ostina a riportare questa notizia nella sezione "Esteri".
Visto che è un esperto, non potrebbe ogni tanto dedicarsi a qualche argomento più frivolo, tipo che so, consigliare la collezione autunno-inverno che ritiene più adatta allo stile, severo ma elegante, che un cattolico deve osservare nel vestirsi?
Prada o Gattinoni? Questo è un problema!
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elfo_grigio
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mercoledì 17 ottobre 2007
Eh?!?
Bush vede il Dalai Lama Pechino si infuria
Il Dalai Lama incontra il presidente degli Stati Uniti George W. Bush. Un colloquio in forma privata, niente di ufficiale, ma quanto basta per scatenare le ire della Cina. La visita del capo dei buddisti tibetani alla Casa Bianca è stata vista come una «madornale ingerenza negli affari interni cinesi», per usare le parole del portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Liu Jianchao. «La Cina – ha aggiunto – è fortemente offesa per quanto è accaduto», e ha sollecitato con fermezza l’amministrazione americana «a correggere simili trasgressioni, e a cessare di interferire in qualsiasi modo negli affari interni della Cina».
Pechino non manda giù non solo il faccia a faccia tra Bush e il leader tibetano in esilio, ma pure la Medaglia d'Oro, massima onorificenza civile statunitense, che è stata dedicata al Dalai Lama. Un riconoscimento pubblico che rischia di incrinare i rapporti tra Stati Uniti e la Cina, che considera la guida spirituale tibetana «un rifugiato politico impegnato in attività secessioniste sotto la copertura religiosa», come l’ha definito il portavoce del ministero degli Esteri cinese.
La questione, naturalmente, non turba il Dalai Lama, che ha liquidato le ire di Pechino con una battuta e una risata: «Succede tutte le volte», ha detto ridendo. E ha aggiunto che con Bush ormai «ci conosciamo, e abbiamo creato, credo, una vera profonda amicizia: è come una riunione di famiglia».
Anche Bush ha sottolineato che si tratta di una questione privata: «Il Dalai Lama non è in visita come politico, ma come autorità religiosa». Ma per Pechino, il premio Nobel per la Pace (lo ha ricevuto nel 1979) è molto più che un autorità morale e religiosa: è il simbolo del Tibet che chiede autonomia, è un separatista, una minaccia alla sovranità che la Cina si è conquistata a colpi di carri armati e repressione.
***
L'articolo lo trovate qui.
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elfo_grigio
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